
Quando denunciare non basta: la giustizia che tradisce le donne
Femminicidi in Italia 2025: Ilaria Sula e Sara Campanella, due nomi che gridano giustizia
Nel 2025, a distanza di appena due giorni, due giovani vite sono state spezzate brutalmente: Ilaria Sula e Sara Campanella, entrambe ventiduenni, entrambe uccise da uomini che conoscevano. Due femminicidi che si aggiungono a una lunga lista di vittime, diventando il simbolo di una tragedia nazionale e della colpevole inerzia del nostro sistema giudiziario.
Due omicidi, stesso copione: segnali ignorati e protezione assente
Il caso di Sara Campanella ha scosso l’opinione pubblica: accoltellata a una fermata dell’autobus da un compagno di università che la perseguitava da anni. Poco dopo, il corpo di Ilaria Sula è stato ritrovato chiuso in una valigia alla periferia di Roma. L’ex fidanzato, con cui aveva rotto da tempo, è stato arrestato per omicidio. Due storie diverse, stesso epilogo. E soprattutto, stesso schema: violenze sottovalutate, denunce inascoltate, protezione inesistente.
Perché le donne non denunciano? Paura dell’uomo, ma anche dello Stato
Il paradosso più inquietante è che, anche quando le vittime trovano il coraggio di denunciare, spesso non succede nulla. La legge, fredda e distante, non riconosce la gravità se non c’è sangue. Mani al collo? Umiliazioni? Minacce? “Non c’è pericolo immediato”. Ma cosa deve accadere per far scattare l’intervento?
La verità è che moltissime donne non denunciano per paura. Non solo paura dell’uomo che le tormenta, ma paura di essere lasciate sole dallo Stato. Paura di raccontare tutto e sentirsi dire: “Non è abbastanza”. Paura di essere giudicate, sminuite, ignorate. Denunciare dovrebbe essere un atto di liberazione, non un salto nel vuoto.
Il caso Turetta-Cecchettin: 75 coltellate, nessuna crudeltà

Il caso di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin è emblematico. Dopo averle inferto 75 coltellate, il tribunale ha escluso l’aggravante della crudeltà. La motivazione? L’inesperienza, non la volontà di torturare. Come si può pronunciare una frase simile? Come può un sistema giuridico analizzare la violenza con il bisturi dell’accademia, dimenticando che una ragazza è stata uccisa brutalmente, in modo pianificato e crudele?
In questo modo, anche la sentenza diventa una forma di violenza: una violenza istituzionale, che invalida la sofferenza della vittima e legittima, anche solo in parte, l’azione dell’aggressore. Si finisce per psicologizzare l’omicida, cercare le sue ragioni, mentre la vittima scompare sotto il peso delle attenuanti.
Un sistema giudiziario che giustifica gli assassini e abbandona le vittime
Ogni volta che una donna viene ignorata, ogni volta che un giudice minimizza, ogni volta che si preferisce “comprendere” l’assassino piuttosto che proteggere la vittima, il sistema perde credibilità. E lancia un messaggio terribile: anche se parli, anche se denunci, anche se hai paura… non succederà nulla.
Femminicidi in aumento: i dati ufficiali del 2025
Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, nei primi tre mesi del 2025 si sono registrati 17 femminicidi in Italia, con un incremento negli ultimi mesi. Eppure, ogni singolo caso sembra non bastare mai a far scattare un cambiamento reale.
Cosa si sta facendo (e cosa non basta): leggi, fondi e iniziative
- Fondo per la formazione delle donne vittime di violenza: Nel 2025, la Manovra ha incrementato di 3 milioni di euro le risorse per favorire l’indipendenza economica delle vittime.
- Concorso “Da uno sguardo”: Il Ministero dell’Istruzione ha coinvolto le scuole nella produzione di cortometraggi contro la violenza di genere.
- Campagna “Insieme contro la violenza sulle donne”: Un’iniziativa della Provincia Autonoma di Trento per promuovere la parità di genere.
Ma tutto questo non basta se poi nei tribunali si minimizzano i reati, se le denunce vengono archiviate, se alle parole non seguono azioni.
Cosa possiamo fare: educazione, ascolto, cultura

- Ascolta e supporta: Se conosci qualcuno che potrebbe essere vittima di violenza, offri il tuo sostegno.
- Informati e sensibilizza: Partecipa a campagne e diffondi consapevolezza.
- Sostieni le organizzazioni locali: Dona o fai volontariato.
- Educa le nuove generazioni: Il rispetto si insegna fin da piccoli.
Denunciare deve avere un senso, oggi non lo ha
L’Italia ha bisogno di una riforma profonda, culturale e giudiziaria. Bisogna credere alle donne, agire prima che sia troppo tardi, smettere di aspettare l’irreparabile per riconoscere che la violenza è già iniziata.
Perché ogni volta che una denuncia viene ignorata, un femminicidio diventa più vicino. E più colpevole.

“Denunciano, piangono, implorano aiuto. Ma finiscono comunque in una bara. E lo Stato resta a guardare.”



















